Chi Ti Porta?

Pubblico solo ora un pezzo  che ho scritto venerdì 9 giugno 2017, due giorni prima della chiamata alle urne per il “rinnovo” del consiglio del Comune di Rieti. Mi scuso fin da ora perché il pezzo è incompleto, ma mentre finivo di scriverlo, mi sono accorto che era inutile terminarlo e pubblicarlo, e che non sarebbe cambiato nulla. Mi sbagliavo? Il dato sulle preferenze dei candidati consiglieri deve ancora uscire, ma sembra che per una volta ci abbia azzeccato:

 

Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono sempre i più belli. Sono i giorni che ti fanno capire perché le cose nella nostra città vanno male, e che danno un senso proprio alla ormai bistrattata democrazia rappresentativa. Queste poche righe non sono un “j’accuse”, sono uno sfogo, una fotografia (purtroppo ancora in bianco e nero) della nostra politica, e forse in fondo in fondo, sono una vana speranza che le malsane abitudini elettorali, tipiche di Rieti, possano ancora cambiare. 

Volevo chiudere questa mia esperienza elettorale, con un articolo sul bando (attenzione non sul progetto di Rieti) horizon 2020: un finanziamento del genere promosso da quella che dovrebbe essere la sinistra, e che a mio avviso, sta facendo vomitare nella tomba Marx, Marcuse, e Gramsci, nemmeno fossero andati tutti e tre insieme mangiare un sushi “all you can eat” con la direzione del PD.

Purtroppo però i miei ottimistici piani editoriali, sono andati a farsi  benedire dall’ultima fase della campagna elettorale: Rieti è ferma ancora alla prima repubblica, i voti, quelli “veri”, si ottengono con il vecchio sistema di “notabili”; non conta quanti anni tu abbia passato a studiare materie umanistiche, filosofiche e politiche, o quanto sia preparato nella tua professione, e subordinatamente a tutto ciò, quanto tu possa dare alla città. Ciò che fa la differenza,  è “chi ti porta” e/o il numero di mutuati su cui lo studio medico del quale sei il titolare può contare. Quindi alla luce di questa realtà, ho deciso di mettere in soffitta le “sovrastrutture”, ed in cantina la “pacificazione della città”, per dedicarmi ad un’affascinante disamina del “chi ti porta”.

Le candidature erano in genere quelle di “notabili”, che utilizzavano le loro reti di conoscenze e la loro capacità di mobilitare e di indirizzare gli elettori; se i candidati erano “ministeriali”, il prefetto assumeva un ruolo attivo, come i sindaci e i presidenti delle deputazioni provinciali per il candidato loro più vicino

Ballini P.L., Storie delle campagne elettorali in Italia, Bruno Mondadori, 2002, Milano

 

La situazione fotografata da Ballini nel suo saggio, è quella dell’Italia post unità, ma è attuale più che mai. I notabili, danno vita a quei fenomeni di “paternalismo-comunitario” , che De Sanctis descrive molto bene nel suo “Un viaggio elettorale”, tipici dell’ultima fase della campagna elettorale, e soprattutto del giorno stesso della chiamata alle urne. Si tratta di mettere in campo tutta una serie di atteggiamenti, e di forme di prevaricazione, volte a canalizzare il voto, da parte di chi ha in mano strumenti di “ricatto” (politico, morale, o economico). Più sono affilati questi strumenti, più preferenze si riusciranno ad ottenere. 

Qui è fondamentale ed entra nel vivo, il concetto di “chi ti porta”. All’inizio non capivo […]

 

Ricambio generazionale? Si ma al contrario. Politiche di sinistra? Si ma con il Rolex. La politica fa tutta schifo? Si ma voto il mio medico, perché mi può tornare utile. Rieti.

 

A.A.

 

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